La tua vacanza tra mare e montagna...
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Val Bormida

Puoi raggiungere l’alta Val Bormida attraverso molti percorsi, dalla Liguria e dal Piemonte, noi ti suggeriamo più di tutti quello che la raggiunge da Finale Ligure, attraverso la memorabile faggeta del Colle del Melogno. Curva dopo curva, fra pievi e agriturismi, fra panorami e fortificazioni, il paesaggio muta facendosi via via montano, sino a raggiungere i 1.000 metri sul livello del mare. In cima al Colle l’aria è sempre fresca, nelle mattine terse godi una vista senza eguali su uno dei tratti più scintillanti della riviera di ponente. L’Alta Via dei Monti Liguri corre vicinissima. La strada poi scende come un nastro di velluto verso Calizzano, terra di fonti salutari e pregiati funghi, quieto borgo di villeggiatura dove ancora ascolti le campane che battono l’ora e annusi il profumo della legna (d’inverno le stufe ardono a lungo, qualche volta nevica, e Natale crea per te un presepe a grandezza naturale). Si sta bene a Calizzano, il carruggio animato di botteghe e fiori, ovunque le gastronomie deliziose, le passeggiate nel verde, i volti sorridenti, le chiesine…

Dalla cittadina (l’incrocio è una graziosa rotonda d’aiuole) s’irradiano molte strade. Una verso nord sale al Colle dei Giovetti e attraverso Massimino – il più piccolo Comune della Liguria! - scende a Bagnasco, nella piemontesissima Val Tanaro fra Ceva e Ormea, quasi un habitat di Langa. Un’altra verso sud conduce in 5 minuti all’altopiano di Bardineto, celeberrima per il duecentesco castello feudale, le mille proposte per il trekking e il biking, e la festa nazionale del fungo alla terza domenica di settembre. Sei fra l’altro ai piedi del monte Carmo, una delle vette più alte e frequentate dell’intera Liguria. Praticabile col fuoristrada, un ardito tracciato prima sale verso il monte, poi piega a sud verso Giustenice. Dalla rotonda di Calizzano un altro itinerario procede in direzione Murialdo, borgata a case sparse il cui nome discenderebbe dal latino “murus altus” (alto muro). A Riofreddo visita lo struggente museo di cultura materiale. In frazione Ponte non perdere la straordinaria San Lorenzo, col campanile gotico a matita e i begli interni, luogo così suggestivo da ospitare continuamente matrimoni e battesimi; né infine, in frazione Piano, l’appartata cappella dei santi Gervasio e Protasio, cui puoi arrivare – con prudenza – anche in auto. Se ami l’arte contemporanea, inoltre, a Murialdo opera Maria Giulia Drago, figlia di un noto pittore divisionista, che nella candida casa-atelier organizza lodevoli mostre ed eventi “novecenteschi” (con opere di Federica Galli, Giovanni Testori, Fortunato Depero, Lucio Fontana…). Maria Giulia, a sua volta, dipinge, e ti mostrerà i suoi “vortici” di colore che in qualche misura ricordano la miglior Sonia Delaunay. Poco oltre Murialdo, un bivio approda in due minuti all’azzurrissimo lago di Osiglia, ampio bacino artificiale sormontato al centro dal panoramico ponte Manfrin (talora vi si siedono i pescatori in paziente attesa…).
Il lago, con passeggiata e imbarcadero, è il paradiso dei bagnanti e dei canoisti, qui e là veleggiano i windsurf e intanto – come sempre – la cornice di alberi secolari si specchia nelle acque chiare.

Da Osiglia puoi con l’auto esplorare Bormida e il suo laghetto ai piedi del Bric Settepani (“bric” significa monte), Pallare – paese di querce e di meridiane - con l’antica abbazia di Fornelli quasi nascosta dal bosco, Mallare col santuario dell’Eremita e la limitrofa trattoria. Viaggerai su strade tortuose ma senza alcun traffico, rari anche i segni dell’uomo, ovunque colline verdi, sentieri, silenzi, mulini. Ovunque cicloturisti e trekkers… Ripresa la strada da Murialdo, superando lo scenografico santuario del Deserto, soltanto 5 chilometri ti separano da Millesimo.

La località figura meritatamente nel circuito dei “borghi più belli d’Italia”. Il centro storico, cui accedi da Via Del Carretto e la porticata Piazza Italia, è un’infilata di bellezze e di memorie storiche.
Subito alla tua destra il castello col commovente museo napoleonico (Bonaparte combatté a lungo in queste terre), poi la piazza “chiusa” dal meraviglioso palazzo comunale. Alla tua sinistra, viceversa, lungo la Bormida, l’antico ponte della Gaietta “a schiena d’asino”, la Casa della fondazione, poi San Rocco.
Superata Piazza Italia, imboccando Via Trento e Trieste, incontrerai infine la romanica, severa Santa Maria extra muros e – bella, alta - Villa Centurione Scotto. Da Millesimo prosegui per Carcare e Altare, luoghi di vetrerie e di ceramiche, di tartufi e castagne.

Carcare è una quieta aggraziata cittadina con bel centro storico (gòditi le restaurate Via Garibaldi e Via Castellani e l’elegante palazzo comunale). Tutt’intorno colline dove un tempo fioriva l’allevamento del bestiame.
Il paesaggio è così nitido, rurale e a misura d’uomo che non di rado a Carcare dimorarono gli artisti della cosiddetta “scuola dei grigi”, cenacolo in cui si raggrupparono Rayper, Issel, De Andrade…, per dipingere dal vero alla maniera degli impressionisti francesi e dei macchiaioli toscani.
Da Carcare un bivio verso nord porta a Cairo Montenotte, “capitale” della valle, la cui visita richiede almeno mezza giornata.
L’area del centro storico, rettangolo “difeso” dalla cinta muraria del ‘300, è infatti una full immersion nel medioevo e…nello shopping. Molte botteghe storiche e negozi tipici propongono carni, vini, funghi, tartufi, formaggi, solleticando i tuoi sensi.

Ripresa la strada da Carcare, in breve tempo giungi ad Altare, presso il colle di Cadibona dove l’Appennino si congiunge alle Alpi.
La cittadina ha un minuscolo, seducente centro storico e soprattutto è sede dell’interessantissimo Museo del vetro – con annessi showroom e biblioteca - , finalmente allestito nella deliziosa Villa Rosa, gioiello liberty d’inizio ‘900 (nel 1992 la villa divenne demanio statale e la Soprintendenza per i beni ambientali ed architettonici ne seguì quindi il restauro, completato nel 2005). Il Museo ripercorre l’antichissima storia vetraria altarese, grazie a 12 sale espositive e a proiezioni filmate, proponendo al visitatore una cultura dell’artigianato (vasi, bottiglie, oggetti quotidiani) di cui rimangono testimonianze eccezionali dal 1750 al 1950.

Cairo Montenotte, SV
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